Il tema del momento, in Slovenia, non è tanto la crisi economica e l’eventualità che il (nuovo) governo debba chiedere aiuti all’UE, quanto la vicenda dell’esclusione dal PEN club sloveno dell’ex premier di centro-destra Janez Janša. In realtà si tratta di una proposta di esclusione, che deve essere votata dall’assemblea. Ma tant’è. Tanto è bastato, ad esempio, perché Boris Pahor decidesse di abbandonare il PEN club sloveno come gesto di solidarietà nei confronti di Janša (non commento, è meglio). La proposta di esclusione – lo dico dopo aver letto le motivazioni di chi l’ha fatta, la risposta dell’ex premier, e ancora la contro risposta, ad esempio di un valido intellettuale come Boris A. Novak, vicepresidente del PEN Internazionale – ha dei fondati motivi. Tra questi le passate prese di posizione di Janša nei confronti dei ‘cancellati’ e dei Rom, che sarebbero in netto contrasto con le direttive a cui fa riferimento il PEN, basate sul rispetto incondizionato delle persone. Discuterei, piuttosto, il fatto che Janša venga considerato uno scrittore (ha scritto libri, ma come li hanno scritti Monti o D’Alema). La sensazione è che agli sloveni, popolo numericamente piccolo, queste cose piacciano, piacciano le diatribe senza troppo senso sulle quali costruire dibattiti televisivi e manifestazioni di protesta. I veri problemi, magari, sono altrove.

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