Il 25 aprile siamo andati a trovare un amico. Lui non c’è più, da tanto tempo. Manca, credo, non solo a me. Nelle biografie di Pier Paolo Pasolini, la cittadina slovena di Idrija viene appena citata, di sfuggita. Lui vi visse (nella foto l’edificio dove abitò) appena un anno e mezzo, da bambino. A Idrija il padre, ufficiale dell’esercito italiano, era stato trasferito da Sacile. Pasolini si iscrisse alla scuola elementare dove frequentò l’anno scolastico 1930/31. Aveva otto anni. In classe non si poteva parlare sloveno, il maestro era un fascista di prim’ordine.
Da anni a Idrija alcune persone – Tomaž e Julij Pavšič in primis – stanno proponendo una maniera per ricordare quella presenza. Ricordarsi di Pasolini significa da una parte mantenere e sviluppare i contatti con istituzioni italiane che si occupano dell’eredità culturale dello scrittore, a partire dal Centro studi Pasolini di Casarsa, dall’altra avere la possibilità di attirare il turista italiano con nuove motivazioni.
Da anni l’idea è quella di dedicare a Pasolini una targa posta sul muro esterno della casa dove visse, proseguimento di quello che oggi è il palazzo municipale. A pochi passi, la scuola elementare che frequentò. L’occasione sarà quella dell’anniversario dei 90 anni dalla sua nascita, in autunno.

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