Mi sono letto, nel giro di due giorni, questo libro. Di Boris Pahor credo di aver scritto, tempo fa, perché aveva in qualche modo criticato il fatto che un signore dalla pelle scura, non sloveno (e nemmeno italiano) potesse diventare sindaco di una cittadina istriana, Pirano. Pahor lo si può criticare, a volte, perché come me, come tutti, non è perfetto. Dire che sia un nazionalista sloveno mi sembra forzato, ma certo, come dire, ci tiene molto. E però. Mi sono letto d’un fiato l’autobiografia scritta, assieme a Cristina Battocletti, da questo signore 98enne che nella sua vita ha visto proprio di tutto: dall’incendio del Narodni dom, nel 1920, a Trieste da parte dei fascisti, all’ascesa e caduta di un regime televisivo, passando per Mussolini, i campi di concentramento, la difficile situazione triestina del dopoguerra. Ha visto tutto, non ha taciuto, in qualche modo ha pagato, in qualche modo è stato ripagato. Leggete questo libro, non potrete non dire, alla fine: chapeau, Boris.

Annunci