“È triste come i politici non si rendano conto che grazie alla cultura e da questa cultura sono cresciuti, che grazie a questa cultura sono ciò che sono, che grazie a questa cultura sono in parlamento ed al governo”. Così Veno Taufer, vecchio leone della letteratura slovena, poeta, presidente dell’Associazione degli scrittori sloveni. Oggi, 8 febbraio, anniversario della morte del poeta romantico France Prešeren, in Slovenia è un giorno di festa. Dovrebbe esserlo. La Giornata della Cultura. È uno dei pochi Paesi al mondo in cui la cultura è festa nazionale. Eppure. Eppure il governo appena insediato (lo guida Janez Janša, centro destra, implicato in vicende sospette durante un suo precedente mandato, e non è un caso che il settimanale Mladina nel suo ultimo numero gli abbia dedicato questa copertina) ha deciso di cancellare, per la prima volta nella storia della Slovenia, forse anche della Jugoslavia, il Ministero della cultura. ‘Cancellare’ significa che la cultura viene accorpata in un unico ministero assieme a turismo e sport. Il mondo culturale sloveno è in subbuglio. Le parole di Taufer dicono tutto: sulla cultura si basa l’identità slovena, non mantenere la sua connotazione significa minare il senso stesso dell’essere sloveno.

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