Non posso che essere favorevole all’iniziativa (bipartisan, si dice così) del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia che ha chiesto venga assegnato al poeta Pierluigi Cappello il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli. Non entro nel merito sulle necessità di Cappello, delle quali non so nulla, e nemmeno sul suo valore come poeta, del quale tanti hanno già scritto altrove, ad esempio qui, belle parole, ed io mi associo ad esse. Basterebbe ancora solo rileggersi questa intervista, per farsi un’idea. E tuttavia. Perché mi rimane un certo sapore in bocca, al pensiero? Non c’entra Cappello. È che mi viene da domandarmi: ma siamo arrivati a questo punto, che poeti, scrittori, intellettuali, ma anche attori e sportivi, devono in qualche modo ‘elemosinare’ allo Stato ciò che serve loro per poter sopravvivere? Sì, siamo da tempo a questo punto, ed è un segno, pessimo, di ciò che viviamo, di ciò che siamo. Niente di nuovo, niente di che. Lunga vita a Cappello.

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