Sul giornale per cui scrivo abbiamo pubblicato, questa settimana, uno scritto che Per Platou, ambasciatore della Norvegia a Topolò (a questa edizione della Stazione aveva partecipato assieme ad una sua conterranea, Signe Lide) ha inviato agli organizzatori di Postaja Topolove. In esso testimonia la sua incredulità ed angoscia di fronte alla tragedia che ha colpito la sua città, Oslo, la Norvegia e, penso, tutti noi.

Ieri, venerdì, è stato un giorno terribile, ed una notte molto strana (conclusa con un temporale ‘reale’). È stato un massacro terroristico estremamente cinico dell’estrema destra nel mezzo della nostra città cara e su quell’isola (molto vicino a Hønefoss!).Il terrore politico sta danneggiando la nostra democrazia ed i nostri cari giovani. Sono molto orgoglioso del nostro primo ministro (laburista) e del sindaco di Oslo (conservatore) che hanno dichiarato, prima di conoscere l’entità del tutto ed i responsabili: “La risposta a questi terribili atti sarà una maggiore apertura, più democrazia. Ci impegniamo a non sottometterci mai al terrore”.

Ero in bicicletta attorno al centro della città verso la mezzanotte della scorsa notte, una quiete strana, molte strade e la maggior parte dei pubs chiusi. Ho avuto un incontro toccante con il mio ‘coffeeman’ libanese giù a Grønland (zona centro immigrati, dove ho il mio studio). Era completamente esausto e quasi piangeva con sollievo perché il sospetto non era il tipico estremista jihadista/musulmano, come tutti pensavano (anche la CNN e la BBC lo hanno detto per molto, molto tempo).
Allo stesso tempo né il mio ‘coffeeman’ né i suoi clienti riuscivano a capire come e perché un uomo bianco norvegese (come me!) avesse potuto commettere simili orribili cose. Inutile dire che non ho avuto alcuna risposta plausibile.

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