Ieri, a Trieste, Rade Šerbedžja, seduto tra la traduttrice e Giorgio Pressburger, si è raccontato. Tra tutte le frasi che ho ascoltato, quella che mi ha colpito di più è: “Io continuo a tenere appeso, in casa, il ritratto di Tito”. Ho letto il libro che presentava, ‘Fino all’ultimo respiro’, e lo consiglio vivamente.
Per chi ha memoria cinematografica Šerbedžja è stato il protagonista principale di ‘Prima della pioggia’ di Milčo Mančevski, Leone d’Oro a Venezia nel 1994, ma ha recitato anche in ‘Eyes Wide Shut’ di Stanley Kubrick e in ‘La tregua’ di Francesco Rosi. Per chi invece si intende di cinema e di teatro dell’ex Jugoslavia, il suo è un nome imprescindibile: ha recitato su tutti i palcoscenici (è stato il protagonista dei principali drammi di Miroslav Krleža, ma anche di indimenticabili Re Lear ed Amleto) e in molti film e serie tv, ha anche scritto e cantato canzoni entrate nel repertorio classico jugoslavo, e poesie che non sfigurerebbero in un’antologia europea.
Ha insomma attraversato tutti gli anni cruciali, spesso tragici, dell’ex Jugoslavia da vero e proprio protagonista, non solo davanti alle cineprese o su un palco ma nella vita culturale. Šerbedžija ha in realtà incarnato le contraddizioni ed i contrasti vissuti negli ultimi decenni da quel Paese bellissimo e fragile che era la Jugoslavia: genitori serbi, nato e vissuto in Croazia sino agli anni della guerra, poi rifugiato in Slovenia, in un quartiere di Lubiana, Fužine, noto per esser stato il luogo dove si riversava chi stava fuggendo dalla guerra. Essere straniero nella propria patria è stato uno dei denominatori comuni nella vita di Šerbedžija, ed ha rappresentato per lui, sicuramente, molta amarezza, perché ha significato essere considerato ‘altro’ dai serbi, perché viveva in Croazia, ed ‘altro’ dai croati, perché era di origine serba.
È un libro da gustare, ‘Fino all’ultimo respiro’, anche se, come detto, non privo di note amare: quelle di un esilio forzato, ad esempio, delle ristrettezze economiche che comportava. Anche, dopo, negli anni di Londra e Los Angeles, delle parti cinematografiche in films di successo, anche negli anni del secondo matrimonio, della nascita delle figlie, traspaiono un certo disagio, una nostalgia, dovuta certo all’età ma anche alla consapevolezza che qualcosa è andato perduto per sempre. In realtà molto rimane, nella vita di Šerbedžija. Non solo immagini, poesie, canzoni, ma anche il coraggio di chi ha vissuto da autentico mattatore.

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