Non ho mai conosciuto di persona Ivan Volarič Feo, ma mi ha sempre ispirato una grande simpatia. Non saprei come descriverlo, a chi non lo conosce. Ha vissuto, credo, gran parte della sua vita da hippy, facendo tutto quello che gli capitava di fare. Era nato qui vicino, a Sužid, sulla strada per Kobarid/Caporetto, dove ogni tanto mi capitava di vederlo. Scriveva: poesie, ma anche prose. Ho un suo libro, a casa, si intitola Antofagasta. Aveva una bella voce rauca. L’ultima volta che l’ho visto, ma non dal vivo, è stato sullo schermo, la proiezione del film Trenutek reke/Il tempo del fiume di Anja Medved e Nadja Velušček. Diceva, Ivan, di non sentirsi né sloveno né altro, piuttosto un ambisonte (pensavo si fosse inventato il nome, invece esiste davvero). Uno dei pochi rimasti, forse l’unico. Era unico, in effetti.

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