La scuola che in marzo mi aveva invitato per un incontro, nella Comuna Trece, a Medellin, è stata chiusa. Troppa violenza attorno, troppi morti.

I

Mischio il dolore ai passi
scendo ancora una volta
da quel taxi – aprono il cancello
di una scuola nella Comuna
Trece – saluto il portiere
mi offrono poi un caffé
troppo caldo e non oso
chiedere lo zucchero.
Alla fine di un corridoio
lo spazio senza spazio,
libri invisibili – immobili
libri da sfogliare senza rumore
libri da calpestare
la suola che resti impunita.

II

Olider è stato sul fronte
della spazzatura – ha combattuto
contro rottami carcasse bottiglie
e la putrida carne. Il padre
lo svegliava alle due del mattino
perché con lui andasse a separare
il fango dalla vita. Olider
mi ha chiesto com’era Roma
io ho risposto che è bella
ma poco raccomandabile agli angeli.

III

L’apocalisse sa di muco e feci
di un caldo afoso – di crepe aperte

l’apocalisse non ascolta più gli spari
ormai abituata ad ogni fragore

l’apocalisse lava e pettina
i suoi morti – e li fa sedere

accanto al sedile del conducente
il sorriso ancora stampato in bocca

l’apocalisse è l’ultimo atto di scrittura
una linea sulla parola – a cancellarla.

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