C’è un personaggio che meriterebbe di essere conosciuto anche da noi. Si chiama Antanas Mockus. Lui è colombiano ma basta guardarlo per capire che la sua origine è altrove, come tradisce anche il nome: è figlio di immigrati lituani. Dal 1995 al 1998 è stato sindaco di Bogotà, prima ancora rettore dell’Università nazionale della capitale colombiana. Ha rivoltato la città come un calzino, nelle teste, oltre che nelle strade: uno dei suoi provvedimenti è stato quello di impiegare 420 mimi che, attraverso la gestualità, chiedevano alla gente di rispettare i semafori rossi. In un momento di scarsità d’acqua Mockus apparve in televisione facendosi una doccia, chiudendo il rubinetto dell’acqua mentre si insaponava e chiedendo ai suoi cittadini di fare lo stesso. In due mesi la gente usava il 14% in meno di acqua.
Ieri ha stravinto le primarie del Partito Verde per le elezioni presidenziali di maggio (sull’altro fronte, quello del Partito conservatore, c’è ancora un testa a testa tra due candidati, Noemi Sanin e Andrés Arias). Sarà quindi uno dei candidati. Non vincerà, perché le forze conservatrici sono ancora troppo forti, troppo ‘uribiste’. Ma sapere che c’è, che esistono ancora dei visionari che si mettono in gioco, da qualche parte del mondo, è comunque una bella cosa.

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