La metafora del mosaico funziona, per l’Europa. Lo ha fatto capire, benissimo, Aleš Debeljak – poeta, saggista e pensatore sloveno, docente universitario a Lubiana, Varsavia e Chicago – che domenica, nell’agriturismo Colonos che ospita la rassegna invernale ‘In file’ (ed in estate ‘Avostanis’), è intervenuto accompagnando l’inaugurazione della mostra di un mosaicista ravennate, Marco De Luca.
Aleš è uno dei sette poeti sloveni che ho tradotto in un’antologia nell’ormai lontano 1998, lo conosco da allora, anche se le frequentazioni sono state rare e sempre fuggenti. Ma è sempre un piacere ascoltarlo, una specie di finestra aperta sul mondo. Partendo dalla domanda “Cos’è l’Europa?” Debeljak ha intrapreso un percorso a saliscendi, ma molto ben argomentato, sui riflessi positivi e sulla necessità di una pluralità di lingue e culture nel contesto europeo: “Cosa hanno in comune l’agricoltore friulano, il pescatore portoghese, il commerciante greco? Una volta ad unire c’era la religione, oggi abbiamo due entità, la repubblica ed il popolo. Nessuna delle due deve dominare, se domina la repubblica abbiamo l’homus sovieticus, se domina il popolo il Terzo Reicht. Per i casi in cui domina la religione, possiamo prendere ad esempio l’Iran. Le nostre identità si formano attorno a questi tre elementi: repubblica, popolo e religione.” Per Debeljak “nessuno vive con una sola identità, nessuno è solo uomo o donna, nessuno è solo abitante del luogo in cui vive. La metafora di questa pluridentità è il mosaico, formato da piccole e grandi pietre, con ognuna di esse che gioca un proprio ruolo”.
Il poeta e saggista sloveno si è poi soffermato sull’importanza delle lingue minori, accomunando con questo termine sia il friulano che lo sloveno. “La lingua dell’Europa – ha affermato – non è l’inglese o l’euroenglish, ma la traduzione. Ha senso parlare di Europa come la patria delle lingue materne, non delle lingue nazionali. Gli Stati nazionali nel 19. e 20. secolo hanno monopolizzato le identità, oggi sappiamo che non esiste una sola nazione con al suo interno un gruppo etnico omogeneo. Ogni identità ha diritto ad una sua esistenza, lo spirito dell’Europa deve funzionare come un paracadute, rimanere sempre aperto, disponibile al confronto. Essere europeo oggi è un ‘work in progress’. Un processo in progredire, tutt’altro che terminato, o forse interminabile.

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