(Canto per Eluana)

Mi piacerebbe pensare che questo corpo
non ha niente a che fare con me. Eppure
qui attorno le ossa rotte singhiozzano
e la carta insetticida quasi non attacca
– si inchiodano ai muri solo i ronzii.
Qui a lato del letto ci sono delle sedie
a volte vuote – e nel corridoio hanno posto
un tavolino con qualche vecchia rivista.
Ma io non so tutto questo.

Su entrambi i lati della strada gruppi
dimostrano con cartelli – poi le antenne
paraboliche ed i collegamenti in diretta – l’etere
che impregna. Accostata ad un muro
osservo l’inosservabile e nella nebbia
dileguo i miei pensieri.
Aprono i portoni – qualcuno scatta delle foto
ed una madre con il passeggino si volta.
Ma io non so tutto questo.

L’unica cosa che posso partorire sono escrementi
mentre labbra occhi capelli s’inaridiscono
– la spina dorsale degli uomini è fatta
per sopportare troppe cose – e ben vive.
A me basta distendermi ogni sera
nel mio corpo – mentre l’aria odora di sambuco
ed un mare senza fondo s’impossessa
di ogni ricordo e di ogni illusione.
Ma io non so tutto questo.

Ho scritto queste parole di getto, dopo aver ricevuto una mail. Non credo dicano qualcosa in particolare, solo l’evidenza.

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