Non ho letto sul web – ma d’altronde ci bazzico molto poco, ultimamente – commenti o riflessioni a proposito dell’iniziativa di Repubblica di permettere a chiunque di stamparsi un proprio libro con pochi semplici clic del mouse. Non solo: anche di poterlo mettere in vendita, sempre attraverso il sito. Personalmente ne sono entusiasta. Non ho idea della qualità che può avere un libro, a naso direi non quella che possono garantire medie e grandi case editrici, ma a livello di piccole case editrici forse sì. Occupandomi prevalentemente di poesia, credo che la soluzione di Repubblica rappresenti una valida alternativa a quello che comunque quasi sempre già avviene: l’editore decide di pubblicare la raccolta, ma il poeta paga parte delle spese o garantisce l’acquisto di un determinato numero di copie. Va così, quindi stamparlo e pagarlo attraverso internet non cambia di molto la prospettiva, per un poeta. Cambia invece il fatto di poterlo mettere in una vetrina, deciderne il prezzo e offrirlo a possibili acquirenti. D’altra parte, da tempo ho messo il cuore in pace riguardo la mia idea di un periodo, almeno qualche anno, di “blocco” di pubblicazioni di raccolte poetiche, ché la maggior parte di essere riempiono solo i magazzini e aumentano la produzione di rifiuti, come se non ne avessimo. Non succede, non succederà, si continua a pubblicare tutto quello che capita, basta pagare. E allora tanto vale farlo con un clic.

Annunci