È uscito, finalmente, il romanzo di Drago Jančar, autore tra i più importanti della cultura mitteleuropea contemporanea. Jančar è stato ospite del progetto Koderjana della Stazione di Topolò lo scorso agosto e tornerà nella nostra zona il 22 febbraio, per un incontro letterario. In luglio pubblicheremo il suo racconto dell’esperienza da lui vissuta in Benecia.
Oggi sul Primorski dnevnik, quotidiano sloveno di Trieste, la traduttrice del romanzo, la brava Darja Betocchi, dice che “oltre alla conoscenza della lingua è necessaria anche quella del periodo in cui è ambientata la storia. Nel contempo è utile anche conoscere le persone alle quali fa riferimento l’autore. Traducendo poesie mi è capitato che per una rima volevo cambiare un nome femminile citato dal poeta. Quando gli ho espresso questo desiderio ho appreso che non si trattava di un nome casuale, ma di una precisa citazione da alcuni versi russi. In ogni caso penso che una delle caratteristiche del traduttore sia quella di conoscere entrambe le culture: quella della lingua originale e quella in cui si traduce.”

Update: Darja mi ricorda, giustamente, che il libro è stato tradotto assieme ad Enrico Lenaz.

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