Cisgne (Čišnje) era un paese. L’ultimo abitante se ne andò poco dopo il terremoto del 1976, gli avevano prospettato una vita più degna in pianura. Andatosene, costruirono la strada che arrivava al paese. Prima la strada non c’era, solo una mulattiera. Io me ne ricordo perché, ero bambino, ci andai con i miei genitori, quando era rimasto solo Luciano, che ci offrì del vino. Ci sono tornato a più riprese, in una sorta di intimo pellegrinaggio spirituale. L’ultima volta ho fatto fatica a riconoscere i muri delle case, ricoperte dai rovi.
In quello che definisce un “documentario di fantascienza” Alvaro, un amico, ha raccontato questo abbandono. “L’idea di questo film – ha scritto – nasce dalle suggestioni provocate da un luogo, prima ancora che dall’esigenza di ricostruirne la storia organizzando il pensiero in forma razionale. Forse questo genere di suggestioni dipende dal fatto che i luoghi abbandonati ci pongono nello stesso istante di fronte all’elemento vitale, l’esuberante, incontenibile lavorio della natura, e all’evidenza della morte, la decomposizione dei relitti che testimoniano di vite trascorse, sbiadite nel risucchio della dimenticanza.”
Il film si intitola “Mala apokalipsa”, in sloveno, senza necessità di traduzione. Sarà proiettato in anteprima mercoledì 23 al Trieste film festival.

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