Oggi con E. rileggevo la lettera di Ingrid Betancourt, prigioniera da anni delle Farc, in Colombia. Alla fine ci facevamo due domande, una ciascuno (domandarsi, che altro può fare uno dopo aver letto qualcosa del genere?). Io mi chiedevo che senso ha, per un gruppo che si definisce di guerriglia, tenere in vita, prigioniera, per anni, una persona? Come se Br avessero tenuto sequestrato Moro per anni. A che pro? E., che è colombiana, rifletteva invece sul peso che ha avuto, nella vicenda, il fatto che la Betancourt sia per metà francese, il fatto che un giorno sia apparsa in Colombia, di fatto da straniera, proponendosi come personalità politica. “Hai voglia a dire che in Colombia se sei straniero ti mettono un tappeto rosso sotto i piedi, non è così” mi ha detto. Non è così in nessun luogo, purtroppo.

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