L’ospedale partigiano Franja (il nome deriva dalla dottoressa Franja Bojc-Bidovec che vi operò dal 1944) fu costruito nel dicembre 1943 nell’impervia e profonda gola di Pašice, vicino al villaggio di Novaki, in Slovenia, e fino alla fine della guerra vi furono curate oltre mille persone fra partigiani italiani e jugoslavi e militari alleati di diverse nazionalità. Il complesso ospedaliero venne attaccato due volte dal nemico ma grazie anche alla sua posizione non poté essere distrutto. La struttura era composta da dodici baracche ed era dotata di un impianto idroelettrico, sala raggi, camera operatoria, stanze di degenza per i feriti e i disabili e bunker per la difesa scavati nella roccia.
Aperto alle visite fin dal 1946, dal 1999 è monumento nazionale e dal 2003 candidato a entrare nella lista Unesco dei patrimoni dell’umanità.
La scorsa settimana un’inondazione, dovuta alla pioggia caduta per un’intera giornata, ha calcellato questo simbolo della lotta di Liberazione slovena. Per altro, in altri luoghi della Slovenia il maltempo ha provocato sei morti. Molto poco ne ha scritto, non dico la stampa nazionale, ma anche quella locale. Sembra che siano cose che accadono in un altro mondo.

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