Ricevo un pacco, sono diedi copie di “Passion”, raccolta di racconti brevi dello scrittore e poeta sloveno Brane Mozetič che ho tradotto per Zoeedizioni. Un libro duro, mi viene da dire come l’autore, attivista gay nel suo Paese e fuori, ovunque è possibile. Questo un frammento:
L’ho visto la prima volta in luglio, sulla Quai de la Tournelle. Era il tempo in cui J-C. aveva rimorchiato un tipo viscido, come si può rimorchiare per scacciare la solitudine, per nascondere la verità palese agli occhi, il fatto che si è soli. Che ti stringi a qualcuno e per un attimo dimentichi che ti stai sollevando almeno di poco dalla massa di individui, che si guardano attorno inutilmente, a caccia, incapaci di scegliere poiché nulla vi è da scegliere, perché è chiaro, ogni scelta sarà sbagliata. Questo successe al tempo in cui mi annoiavo a frequentare quei due, tutto mi disgustava e la calca era asfissiante e le nubi di polvere ondeggiavano nei capelli e macchiavano i bianchi tessuti, quando per buona sorte al vento si mescolava anche il gas lacrimogeno e per un po’ faceva disperdere le persone sulla scena, quando potevo giustificare che le lacrime scorressero, e non mi bruciavano solo gli occhi ma più in giù, vicino al diaframma.

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