Due storie.

La prima è racchiusa in un dialogo. Il dialogo è più o meno questo.

V: Senti, ma è lontana la Colombì?

E: La che?

V: La Colombì, non si chiama così il paese da cui vieni. Quante ore sono?

E: Si chiama Colombia, e sono circa quindici ore, purtroppo.

V: Beh, io per andare in Bosnia solo otto, sono fortunata. Quindici ore in macchina. Sono tante, eh?

La seconda storia. E. sta bevendo un caffé sedendo al tavolo esterno di un bar. È assieme ad altre persone. E. vede passare una bambina, sola avrà sette, otto anni, piange e chiama la nonna, deve essersi persa, pensa E. La ferma e le chiede qualcosa, sì, non trova più la nonna, l’ultima volta erano assieme in un negozio lì vicino, poi non l’ha più vista. Qualcuno va a cercare la nonna, la bambina rimane lì mentre E. cerca di rincuorarla. Arriva la nonna da un’altra direzione, si accorge della bambina, è inviperita. E. cerca di spiegarle. La nonna ribatte: “Lei, di dove è lei, lei non è di qui, è un’extracomunitaria, lei voleva rubare la bambina, me la dia, me la dia subito”. E. non ha la protezza di rispondere che è cittadina italiana, e anche se non lo fosse. La nonna se ne va, ancora inveendole, con la bambina, che ha rimediato qualche schiaffo e continua a piangere.

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