Poche persone in Italia, forse anche al di fuori dell’Italia, sono capaci di attirare tanta attenzione, oggi, come Giro Strada. E lui – che incontra favori anche tra il pubblico giovane, se è vero che da una ricerca in alcune scuole superiori in Friuli Venezia Giulia emerge che viene preso a modello ancor prima di personaggi come Valentino Rossi o Totti – non ha deluso la tanta gente accorsa per ascoltarlo, lunedì 16, nella chiesa di S. Francesco, a Cividale. Strada come persona che incarna l’idea del diritto, senza se e senza ma, così l’ha presentato Moni Ovadia. E il diretto interessato, con un copione certo già preparato e proposto altrove chissà quante volte, ma con un’efficacia rara, ha spiegato cosa fa Eemergency e perché lo fa. Intanto mettendo a confronto i “cosiddetti ospedali” presenti in territori sottosviluppati, una “medicina di livello indegno, e per di più a pagamento”, e gli ospedali di Emergeny in Afghanistan, in Irak, in Cambogia e, ultimo arrivato, in Sudan.
Passare dal diritto alla salute a quello alla pace è facile. “Chi paga il prezzo delle guerre?” è la domanda da porsi, e Strada la risposta la trova nei numeri: il 93 per cento delle vittime di guerra non ha mai preso parte alle ostilità. Perché poi occorre parlare di “vittime”, e non di feriti di guerra. Altri numeri: 2,3 milioni di persone sono state curate da Emergency. Ogni anno vengono spesi per armamenti più di mille miliardi di dollari, quanto basta per dare da vivere ad un terzo della popolazione del pianeta. “Assistere le vittime della guerra – dice – vuol dire mettere delle pezze, siamo ben consci del limite delle nostre azioni. Ma il diritto ad essere curato è quello fondamentale, è il diritto ad essere vivi o essere morti”.
Non manca, nel finale, la confessione di un certo disagio per l’uso della parola “democrazia” ed un’accusa che strappa applausi: “La politica italiana ha come filo comune, da Bertinotti a Pino Rauti, una cosa: il servilismo nei confronti degli Stati Uniti”.

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